L'Abbazia benedettina di San Michele

L'Abbazia benedettina di San Michele

Nel borgo di Terra Murata si trova l'Abbazia benedettina di San Michele, protettore dell'isola. L'Abbazia è costituita da tre navate. Nella navata centrale vi è un soffitto ligneo del XVII secolo rivestito in oro zecchino e al centro del quale emerge il dipinto più prezioso della chiesa: San Michele. Nell'abside vi è un coro ligneo del XVII secolo e quattro dipinti realizzati dal pittore napoletano Nicola Russo, datati 1690, tra i quali domina la tela raffigurante l'apparizione di San Michele Arcangelo che protegge l'isola di Procida dai saraceni, avvenuta l'8 maggio 1535.


Il più antico battistero è situato a sinistra dell'ingresso principale della chiesa. Tra i dipinti più importanti vi è la Dormitio Virginis, un olio su tavola databile tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, posto sul primo altare della navata sinistra. Questa si apre su tre cappelle ottocentesche: quella della Madonna del Carmine dove, a seguire, la Cappella di San Michele Arcangelo che ospita la statua in argento del patrono dell'isola. San Michele si festeggia due volte l'anno: l'8 maggio, in occasione della ricorrenza dell'apparizione e il 29 settembre, giorno in cui si celebrano gli Arcangeli di Dio: Michele, Gabriele e Raffaele. Nella terza cappella vi è una ricostruzione della grotta di Lourdes.


Alla destra dell'ingresso principale, si trova una splendida tela del XVI secolo, raffigurante Il "Giudizio di Santa Lucia dinanzi al tiranno di Siracusa". Ai lati del transetto vi sono due grandi cappelle: quella dello Spirito Santo e del Santissimo Sacramento. La prima custodisce le reliquie di San Porfirio Martire, due dipinti del XVI secolo e un'ancora saracena lasciata nei fondali dell'isola dai pirati quel famoso 8 maggio. La seconda, invece, ospita un prezioso organo a mantice del XVIII secolo. Il Complesso Museale dell'Abbazia si sviluppa nei piani inferiori articolandosi su tre livelli. Dopo aver disceso diciotto gradini, si giunge al primo livello che custodisce un Presepe permanente composto prevalentemente da antichi pastori di scuola napoletana del XVIII secolo, in legno e terracotta. Lungo il percorso che conduce al secondo livello, si trova l'antica e pregiata Biblioteca costituita da circa ottomila unità tra testi a stampa e manoscritti. Non vi è traccia alcuna di testi risalenti al periodo benedettino e si può quindi dedurre che, nel lasciare l'isola intorno alla fine del XV secolo, i monaci portarono con sé la biblioteca e l'archivio. La biblioteca dell'Abbazia Commendata è nata dunque verso la metà del XVI secolo ad opera del Cardinale Innico d'Avalos d'Aragona e, successivamente del Cardinale Roberto Bellarmino. Molti sono i testi degni di nota e il più antico risale al 1534.


Procedendo lungo il percorso, si giunge nella Cappella di San Michele in cui si può ammirare la raffigurazione dell'Immacolata Concezione, affrescata nel XVIII secolo sul soffitto a volta. La Cappella, prende il nome da un altare sul qual si trova una statua di San Michele donata all'Abbazia nel 1811 da procidani emigrati a Palermo. Qui, è inoltre possibile ammirare un prezioso organo del XVIII secolo. Discendendo due rampe di una scala scavata nella roccia, si giunge nella Cappella di Sant'Alfonso che un tempo ospitava la Confraternita dell'Addolorata, fondata nel 1733 da Sant'Alfonso Maria de'Liguori e indicata con il duplice nome di "Segreta" e "dei Rossi". Nella Cappella di Sant'Alfonso, notevole è la struttura lignea che si sviluppa lungo tutto il perimetro dell'ambiente così come il prezioso organo del XVIII secolo. Sull'altare della cappella, inoltre, si trova una splendida Deposizione di Cristo del 1746, ad opera di Domenico Guarino. Un elemento assai originale è costituito da tre bare finemente intagliate, utilizzate per allestire una specie di camera ardente. Esse, infatti, presentano un curioso particolare: sono munite di due fori laterali attraverso i quali venivano esposte le mani dei prelati affinché potessero ricevere il bacio dei fedeli. L'ultimo livello è costituito dall'ossario, il primordiale luogo di sepoltura dell'isola. Ad esso si accedeva attraverso alcune botole che sono tutt'ora visibili. Nella stanza di mummificazione è ancora possibile vedere resti umani incartapecoriti. All'interno dell'ossario vi è anche la fossa comune. Essa fu tumulata definitivamente nel 1968.

Dalla Redazione - Simone Cicchi



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