Villa San Michele

Villa San Michele

"Una casa non deve mai essere su una collina o su qualsiasi altra cosa. Deve essere della collina, appartenerle, in modo che tale collina e casa possano vivere insieme, ciascuna delle due più felice per merito dell'altra". Arch. Frank Lloyd Wright (1869-1959)


Villa San Michele con il Giardino, il Museo e l'Istituto di Cultura si trovano nel comune di Anacapri. La Villa è stata la residenza dell'eclettico medico e scrittore svedese Axel Munthe (1857 Oskarshamn, Kalmar - Stoccolma 1949) che si vantava di averla edificata di suo estro e senza l'aiuto di nessun architetto ristrutturando l'antico convento di San Michele, fatto erigere dalla Venerabile Madre Serafina, e al di sotto del quale si trovavano le vestigia di Villa Capodimonte, una villa rustica imperiale augustea. Ad aiutarlo c'erano solo i contadini dell'isola di Capri ai quali Munthe prestava volentieri la sua arte di medico insieme ad aiuti economici ed era per questo benvoluto. Munthe giunse ad Anacapri nel 1884 e, innamoratosi dell'isola, decise di stabilirvisi nel 1888 acquistando il convento e il terreno agreste circostante, poi trasformato in giardino, dall'allora proprietario e vignaiolo Mastro Vincenzo. Per 56 anni Munthe ne fa la sua abitazione preferita ma non vi risiede stabilmente impegnato a girare l'Europa e soggiornando a Roma e a Stoccolma per esercitare la professione di medico alla corte della Regina Vittoria. L'uomo Munthe possiamo inquadrarlo nell'espressione "chi ama gli uomini non può non amare gli animali, mentre chi ama gli animali può non amare gli uomini".


La storia della costruzione della Villa è raccontata nel libro "La Storia di San Michele" scritto da Munthe nel 1929 nella residenza Materita - una torre tardo-medievale edificata per scopi difensivi dai Certosini di San Giacomo - e tradotto oggi in più di cinquanta lingue. La narrazione segue una trama piuttosto bizzarra, tra l'onirico e il reale, e si snoda attraverso il diaologo di tre personaggi principali Puck, Axel e l'asina Rosina. Proprio per il carattere surreale della narrazione possiamo attribuire al libro sia un contesto storico che uno fantasioso. Lo stesso autore, reso celebre dal libro, afferma infatti di non pretendere altro "che non essere sempre creduto" e che "La vita è un narratore eccellente".


"L'anima ha bisogno di più spazio del corpo" affermava Munthe ed è per questo che, probabilmente, il giardino occupa lo spazio principale di Villa San Michele confondendosi con essa. La Villa-Museo è ricca di reperti - 1647 - testimoni di epoche storiche che vanno dall'antico Egitto fino agli inizi del Novecento. Nella Villa troviamo infatti la celebre Sfinge collocata nel loggiato della Cappella vicino al Falco di Horo, scultura in basalto del 1000 a.C., che troneggia su di una colonna posta nel luogo dove si tengono in concerti estivi. Custoditi nella Cappella si trovano reperti di arte sacra medievale e del rinascimento napoletano. Alcune suppellettili di origine etrusca, tra le quali troviamo una Sfinge in marmo, urne cinerarie, vasi e una piccola testa votiva in terracotta scolpita sono dislocate nei vari luoghi di Villa San Michele. Le antichità romane sono costituite da mosaici, iscrizioni, sculture e colonne. Nella stanza dello studio è possibile ammirare la scultura della testa di Medusa che è parte di una serie presente nel tempio di Venere a Roma. Nella camera troviamo un pregevole letto a baldacchino in ferro battuto del rinascimento siciliano. Nella sala da pranzo e nella cucina sono esposti utensili del Cinquecento lombardo e del Settecento svedese. Curiosa è la copia di un pavimento musivo romano raffigurante uno scheletro posto proprio all'uscita della sala da pranzo. Sono inoltre presenti porcellane ottocentesche provenienti prevalentemente dalla Svezia e dall'Italia oltre ad una consistente mobilia settecentesca della tradizione toscana e veneta situata negli ambienti del piano superiore. Nel salone Veneziano spicca un'imponente lampadario siciliano in ferro battuto oltre allo specchio veneziano settecentesco in legno dorato. Bifore e trifore conferiscono alla facciata della Villa una sorta di esoticità medievaleggiante mentre all'interno fanno penetrare una gradevole luminosità che ne esalta i contenuti. Sono sorrette da capitelli, colonne e basi dell'antica Roma. Le porte del salone veneziano conducono alla loggia delle sculture, dove si trova una copia della statua in bronzo di Hermes "il messaggero degli dei" e dove è posta una lastra in marmo costituita da un mosaico in stile cosmatesco, realizzato dai fratelli Lorenzo e Jacopo Cosma, lapicidi attivi tra il mille e il millecento. Quando Axel Munthe la acquistò a Palermo veniva utilizzata come tavola per il bucato mentre sembra che in origine abbellisse la mensa eucaristica di un convento. Oggi è sorretta da cinque piccole colonne di marmo di cui una posta al centro.


Dalla loggia delle sculture si accede al giardino. Questo atrio conduce al bellissimo pergolato, 37 colonne bianche sormontate da una struttura in legno che fa da scheletro per il glicine che vi si arrampica, è, al tempo stesso, come uscire dalla abitazione vera e propria e continuare in essa tanto sembra appartenere ai suoi ambienti. Il contrasto tra la luce del sole, che filtra attraverso i rami del glicine e l'ombra, regala al visitatore frescura e ristoro dalla caligine estiva. Ultimato nel 1900 e ristrutturato nel 1959 - anno in cui una violenta tromba d'aria devastò il pergolato - nell'ultimo tratto si arcua a seguire il declivio della collina su cui sorge per condurre il visitatore alla cappella di San Michele che in lontananza spicca in fondo al viale di cipressi. Il colonnato si apre su dei panorami incantevoli e ovunque sono disposti vasi, anfore e diversi oggetti artistici. Secondo il susseguirsi delle stagioni fioriscono numerose piante autoctone e di altre parti del mondo. Alla base delle colonne sono messi a dimora fiori stagionali. Il piccolo giardino, detto chiostro per la sua forma ben definita, immediatamente dopo la loggia delle sculture, è arricchito da palme nane e una copia del Putto con Delfino del Verocchio ma a dargli rilievo è la presenza, nei suoi muri bianchi bordati di mattonelle in ceramica che ricordano l'architettura islamica, di diverse iscrizioni e sculture antiche. Il Mediterraneo, il Monte Barbarossa e il Golfo di Napoli con la penisola Sorrentina sono i sorvegliati speciali della Sfinge egizia che si affaccia sul punto più alto del giardino e sembra ogni giorno aspettare il levarsi del sole accogliendo i visitatori che da Napoli arrivano a Capri. Quando il cielo è particolarmente terso, volgendo lo sguardo a nord, è possibile vedere una porzione dell'isola d'Ischia. Alla fine del pergolato, immediatamente sopra di esso, si trovano i resti di un cubiculum. Sulle pareti è possibile vedere tracce di affreschi pompeiani mentre il pavimento a tesserae in un punto è leggermente rialzato. Poco distante ci sono le vestigia di un opus reticolatum - tufelli a base quadrata collocati a formare una trama a rete - testimoni della presenza di una villa romana che il grande Archeologo Amedeo Maiuri definì "i più scarsi e i più rinomati di Capri". Una porzione di terreno è riservato alla vigna che Axel Munthe acquistò a partire dal 1895. Il medico svedese voleva, ad imitazione degli isolani, un piccolo appezzamento di terra da coltivare con i prodotti della terra per il fabbisogno domestico: dal vino al pane agli ortaggi. Ancora oggi, oltre ad alcune viti dell'epoca, questo spazio è coltivato ad orto. Con il passare del tempo una parte consistente del terreno agreste acquistato da Munthe è stato trasformato nel giardino che, nonostante le modifiche fatte nel corso degli anni, possiamo oggi ammirare. Ad aiutare il medico svedese nella realizzazione del giardino sembra ci fosse un giardiniere di nome Baldassarre. Per la sua irrigazione sono state approntate delle grandi cisterne di raccolta delle acque piovane e una risale all'epoca di Munthe.


Munthe acquistò il monte affinchè gli uccelli migratori potessero rifugiarvisi per scampare alla mattanza a cui erano sottoposti dagli abitanti dell'isola. Sulla sua cima sono presenti le rovine di un castello dell'anno Mille sulle quali Munthe fece costruire un piccolo villino dove pernottava . Oggi è la sede della Stazione Ornitologica di Anacapri dal 1956 e negli ultimi anni l'osservazione si è allargata anche ai lepidotteri. Nei dintorni di Villa San Michele c'è una costruzione settecentesca, la Foresteria. Utilizzata da Munthe per alloggiarvi gli ospiti oggi è la sede della Fondazione San Michele che promuove attività culturali e i concerti estivi che si tengono nei pressi della Cappella di San Michele.


Orari di apertura

La Villa-museo è aperta tutti i giorni dell'anno

Da maggio a tutto settembre 09.00 - 18.00

Ottobre 09.00 - 17.00

Da novembre a tutto febbraio 09.00 - 15.30

Marzo 09.00 - 16.30

Aprile 09.00 - 17.00

Dalla Redazione - Simone Cicchi



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