La Chiesa di San Michele ad Anacapri

La Chiesa di San Michele ad Anacapri

"Quis ut deus?". Questa iscrizione, che vuol dire "chi è come Dio?", è la traduzione in latino del significato, in ebraico "mi-kha-el", del nome Michele. L'iscrizione campeggia sulla facciata della piccola e famosa chiesa barocca dedicata all'Arcangelo Michele e potremmo dire delle sue milizie considerati i numerosi altri angeli all'interno di essa rappresentati, che si trova ad Anacapri. Ma veniamo all'origine. Per farlo dobbiamo andare al 1683, in Austria, e ai 45 giorni dell'assedio Turco di Vienna ad opera delle truppe del Gran Visir Kara Mustafà. Il 13 luglio gli Ottomani iniziano l'assedio e il 4 settembre, dopo aver combattuto per le vie di Vienna, volgono precipitosamente in ritirata sconfitti a Kahlenberg dall'arrivo provvidenziale dell'armata polacca del re di Polonia Giovanni III Sobieski e delle milizie ungheresi guidate dal duca Carlo di Lorena peraltro numericamente di molto inferiori all'esercito Turco. Il vescovo di Vienna, poi cardinale, conte Leopoldo Carlo Kollonic, guida spirituale della resistenza, officia nella Cattedrale di Santo Stefano il Te Deum per lo scampato pericolo.


A Capri, avendo avuto notizia di questo assedio "una donna imbelle", come soleva definirsi, rivolgendosi all'Arcangelo Michele formula questa preghiera: "Andate voi ad aiutare la nostra fede. Se voi liberate Vienna assediata vi prometto che andrò ad Anacapri e vi farò dedicare una chiesa ed un monastero". Fu così che la Venerabile Madre Serafina suora a Capri del monastero Carmelitano del Santissimo Salvatore - le sue spoglie sono ora custodite nella ex Cattedrale di Santo Stefano in prossimità della famosa Piazzetta - ricevuta in dono un'abitazione da parte della famiglia Arriviello, fondò il Monastero di San Michele e, sostenuta dalla munificenza di Antonio Migliacci con quindicimila ducati napoletani, fece iniziare la costruzione della celebre chiesa di San Michele Arcangelo. La sua edificazione, su progetto di Domenico Antonio Vaccaio (1678 - 1745) e secondo le cronache di Nicolò Antonio Squillante, avvenne tra il 1968 e il 1719 con il contributo del vescovo Vandenejnde qui sepolto, venti anni dopo la nascita al cielo di Madre Serafina. Risale al 1761 l'opera più nota della Chiesa di San Michele ad Anacapri: il pavimento maiolicato posto dal maestro riggiolaro Leonardo Chiaiese verosimilmente su disegno di Francesco Solimena. Composto di circa 2500 riggiole - dal termine spagnolo "rajoletes" indicante piastrelle di maiolica dipinte a mano e che ancora oggi si producono nella costiera amalfitana e sorrentina - rappresenta la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso dopo il peccato originale (anche se, seguendo il racconto biblico, sembrerebbe più rappresentare la Negazione dell'Albero della Vita, in quanto ad allontare i progenitori è Dio stesso a farlo). In esso, oltre a varie specie di animali esotici e non, il mitologico Unicorno e animali antropomorfizzati apparentemente non toccati dal dramma che si sta consumando, sono rappresentati Adamo, Eva e l'Arcangelo Michele con la spada infuocata che impedisce ai progenitori l'acceso all'Albero della Vita. Intorno all'Albero della Conoscenza del Bene e del male è attorcigliato il serpente antico - simbolo del male - il demonio. Il pavimento eccezionalmente ben conservato non è calpestabile. Una pedana che corre lungo le pareti permette la visione dei particolari, mentre il palco dell'organo fa ammirare l'opera d'arte nel suo suggestivo insieme.


Lo stile barocco della Chiesa è definita da Roberto Pane come una delle più pregevoli produzioni architettoniche del settecento napoletano. Sulla facciata, divisa da una cornice orizzontale, possiamo ammirare la prima rappresentazione dell'Arcangelo Michele affrescato nella lunetta sulla porta d'ingresso. La struttura della chiesa è a pianta ottagonale a croce greca. Nell'abside centrale è posto l'altare maggiore. Realizzato in marmo intagliato e incastonato di pietre preziose, realizzato da Agostino Chirola su disegno di Angelo Barletta, risale al 1719. Ai suoi due lati ci sono scolpiti, in un unico pezzo di marmo con la sua base, due angeli. Posti sopra di esso ci sono una statua lignea dell'Immacolata ai piedi della quale ci sono due angeli e la pregevole pala dipinta dal Maliconconico dell'Arcangelo Michele. Le altre due tele sono opera di Giacomo Del Po e rappresentano L'Orazione Nell'Orto e L'Adorazione dei Pastori. Altri dipinti che è possibile ammirare si trovano distribuiti all'interno della chiesa e nelle sei absidi laterali e sono di Francesco Solimena - Gesù che porta la Croce, La Madonna che consegna lo scapolare a San Simone Stock, La Sacra Famiglia e Gesù con Maddalena - e di Paolo De Matteis - tre dipinti di Angeli Custodi con Bambini due dei quali vicini alla pala del Malinconico, L'Arcangelo Raffaele, medicina di Dio, con Tobia nell'episodio del Pesce, due tele una con La Vergine tra San Nicola e San Biagio e un'altra con i Santi Teresa D'Avila e Giuseppe, L'Annunciazione, L'Addolorata.


Gli altari delle quattro cappelle minori sono di legno marmorizzato e anche nei rispettivi paliotti, i rivestimenti delle parti anteriori delle mense eucaristiche, è raffigurato l'Arcangelo Michele. Alla famosa chiesa sono legati due importanti momenti storici. Il primo risale alla seconda guerra mondiale quando nel '44 gli americani avevano installato una base nell'isola e riguarda la campana maggiore. Questa veniva suonata per allertare la popolazione anacaprese di recarsi nei rifugi antiaerei quando c'era il rischio di subire bombardamenti peraltro mai verificatisi. Riprodotta in vari metalli e dimensioni veniva inviata dai soldati ai familiari come souvenir dell'isola. Una sua riproduzione di notevoli dimensioni fu regalata alla fine della guerra al presidente americano T. Roosevelt. L'altro momento storico riguarda il Premio Capri San Michele. Era il 1948 quando l'allora undicenne Raffaele Vacca, passeggiando nei pressi di un hotel della Piazzetta di Capri, venne "colpito" dall'evento che vi si stava svolgendo: Il Premio Capri successivamente diventato Premio Italia. Nel 1978 l'undicenne divenuto uomo annuncia con Marta Muzi Saraceno di voler istituire un premio letterario con la finalità di premiare l'opera che permette al lettore di crescere interiormente, nei propri rapporti con il mondo e con l'Eterno. Nel 1984 viene celebrata la prima edizione e da allora, anno dopo anno, con l'Associazione di Varia Umanità, che si occupa della sua organizzazione, il Premio Capri San Michele è diventato un prestigioso appuntamento culturale. La giuria negli anni è stata presieduta da varie personalità. Il cardinale Paul Poupard, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura e di quello per il Dialogo Interreligioso che scrisse in merito "Il premio Capri - S. Michele, istituito dall'Associazione di varia umanità che ha sede in Anacapri, rimane uno dei punti di riferimento della cultura italiana nella esemplarità delle sue scelte, nell'obiettività del giudizio e nella testimonianza a sempre voler coniugare i valori della cultura e della fede, arricchendo la ricerca e promuovendo il dialogo" è il Presidente onorario. Tra i numerosi premi assegnati, che consistono in piatti di ceramica ispirati al pavimento della Chiesa di San Michele, l'Associazione ha recentemente istituito "La campanella di San Michele, premio consegnato... per ringraziare coloro che contribuiscono a sostenere il Premio". Per informazioni e approfondimenti di questo evento si rimanda al sito ufficiale dal quale le informazioni sono state tratte.

Dalla Redazione - Simone Cicchi



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