La Certosa di San Giacomo
In una valle fra l'altura del Castiglione e Monte Tuoro riposa la Certosa di San Giacomo. Il luogo chiuso, al riparo dagli sguardi sia dall'esterno che dall'interno appare adeguato allo spirito di una vita contemplativa, allorchè l'agglomerato urbano di Capri era a sua volta racchiuso nella sua cinta murale e i suoi pendii erano ammantati di pini e di ulivi. Inoltre la conformazione della costa non permetteva di godere di un ampio panorama: da un lato il dirupo del Castiglione, dall'altro la mole dei Faraglioni impedivano la visione in tutta la profondità possibile resa dalla capacità visiva. Fondatore della Certosa, fra il 1371-74, fu Giacomo Arcucci Conte di Minervino e di Altamura, Gran Camerario della Regina Giovanna I d'Angiò in seguito alla grazia del primo figlio nato dalla moglie Margherita. Con il consenso della regina e della corte papale la arricchì di numerosi benefici e privilegi. Con la crisi della dinastia angioina e l'uccisione della regina Giovanna il conte stesso si ritirò a vita cenobitica nella "sua" Certosa.
Nel periodo delle incursioni ottomane fu saccheggiata e incendiata nel 1553 dal corsaro Dragut. I lavori di restauro e ampliamento videro l'erezione di una torre di vedetta e di difesa e durarono fino al 1636. La Certosa in questo periodo fu ulteriormente arricchita dai lasciti delle vittime della peste del 1656 che non risparmiò l'isola di Capri e la sua popolazione. Il 1807, con il decreto di soppressione degli ordini religiosi e l'incameramento delle relative ricchezze, è l'anno che segna la fine dello splendore della Certosa e del suo originario progetto di arricchimento spirituale e culturale. Neanche la restaurazione borbonica riuscì a ridare alla Certosa l'antico prestigio. Le sue mura furono utilizzate dapprima come carcere (1815), poi come ospedale per invalidi e infine, dal 1860 al 1898, come carcere militare. Nel 1927 fu messo in atto un ampio progetto di restauro ad opera del Soprintendente Gino Chierici che cercò di riportare al loro antico splendore le strutture del cenobio trecentesco. Nel 1936 la Certosa fu affidata ai Canonici Lateranensi che vi istituirono un ginnasio ed una biblioteca. Durante la seconda guerra mondiale ci fu un declino progressivo di tutto il complesso tanto che i Canonici Regolari furono costretti ad abbandonarla definitivamente. Di recente (dal 2000) la Certosa è stata oggetto di un intervento di restauro e di adeguamento impiantistico a cura della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Napoli e Provincia in attesa di ulteriore completamento. Nel 2006 con decreto ministeriale la Certosa è stata assegnata alla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli. Durante i mesi estivi gli spazi della Certosa di San Giacomo vengono utilizzati per ospitare grandi eventi, concerti e spettacoli all'aperto.
La struttura si presenta in una successione di quadrati isolati ma comunicanti e l'impianto del monastero risponde a precise regole canoniche: "casa alta" o convento di clausura e "casa bassa" con i locali di servizio. C'è il trecentesco Chiostro Piccolo o Chiostrino, al di sopra del quale appare la seicentesca Torre dell'Orologio. Fino al 1908 era presente anche la Torre del Campanile ma, a causa della condizioni strutturali fatiscenti, venne demolita. Le sue arcate poggiano su dei piccoli pilastri con capitelli di età romana e bizantina. Nel piccolo chiostro sono comprese le parti più antiche e monumentali del monastero: la Chiesa e il Refettorio. La chiesa dedicata a San Giacomo, per volontà del Conte, è l'edificio più importante dell'intera struttura della Certosa. L'aula è a navata unica, divisa in tre campate e terminante in un'abside semicircolare di epoca successiva. Il portale in marmo dell'ingresso, sormontato da una lunetta ogivale, racchiude un affresco trecentesco riconducibile al pittore fiorentino Niccolò di Tommaso attivo a Napoli in quegli anni e raffigurante la Vergine con bambino in trono tra i Santi Bruno e Giacomo, il committente nell'atto di porgere il modello della chiesa e la regina Giovanna I in preghiera. Nell'angolo interno dell'arco ogivale è dipinta una colomba che simboleggia lo Spirito Santo. Le navate e il soffitto presentano frammenti di affreschi dei primi del ?700. Lungo le pareti e in controfacciata infatti ci sono affreschi eseguiti tra la fine del XVII e il principio del XVIII secolo (1699). L'affresco della controfacciata, raffigura S.Giacomo alla battaglia del Clavijo - combattuta dagli Spagnoli contro i Saraceni nell'844 al tempo del Re Ramiro I - come un cavaliere su di un cavallo bianco che schiaccia il Saraceno. Questo episodio è tratto dall' Istoria Campostellana in cui si narra, che durante la battaglia di Clavijo, S.Giacomo apparve al Re Ramiro I di Castiglia in sogno promettendogli la vittoria. Il giorno seguente il Santo si pose al comando delle truppe sconfiggendo l'invasore. A completamento di questo episodio storico, nel catino absidale si può inoltre ammirare l'affresco in cui è raffigurato un accampamento militare al centro del quale c'è una figura maschile che dorme (Re Ramiro I) e San Giacomo. Sulle pareti laterali gli Apostoli. Nel lato sinistro compaiono: Tommaso, Matteo, Giacomo minore, Andrea, Giacomo maggiore; nel lato destro: Mattia, Bartolomeo, Taddeo, Simone Zelota, Giovanni e Paolo. Nei pennacchi, dove la maggior parte degli affreschi è andata perduta, vi sono alcune figure di Profeti, tra i quali il meglio conservato è il profeta Zaccaria. I due affreschi nell'abside rappresentano rispettivamente: la Trinità con schiera di Santi e con numerosi angeli tra le nuvole, e San Bruno che appare in sogno a Ruggero. A destra, rispetto all'altare, c'è un affresco che rappresenta S.Giovanni Battista tra angeli e due figure femminili monocrome. A sinistra, tra angeli e due figure monocrome è raffigurato S.Costanzo, primo Patriarca di Costantinopoli e patrono dell'isola di Capri, la quale si intravede sullo sfondo. Degni di nota sono anche gli stucchi che abbelliscono gli ambienti della Sagrestia e gli affreschi risalenti al 1699. Questi raffigurano alcuni episodi della vita evangelica in cui è presente S.Giacomo e il suo martirio: Vocazione di S.Giacomo, avvenuta mentre il fratello Giovanni era intento a riassettare le reti presso il lago di Genezareth, Gesù nel giardino dei getsemani, La trasfigurazione, a cui assistettero Pietro, Giacomo e Giovanni, La decollazione di S.Giacomo, avvenuta verso il 42 d.C. Lo stato di conservazione e i pessimi e numerosi restauri non consentono di attribuirli ad un preciso artista presentando generici riferimenti al filone artistico di Luca Giordano.
Oltre agli affreschi, nella chiesa sono conservate anche alcune tele di cui due del Malinconico poste ai lati del transetto raffiguranti una Adorazione dei Magi ed un Episodio della vita di S.Giacomo. Vi sono poi sette tele raffiguranti: Elia, Geremia, Abramo, Davide, posti, rispetto al portale, sul lato sinistro della navata e S.Costanzo, S.Ludovico di Tolosa e S.Giovanni Evangelista, collocati su quello destro. L'autore di tali dipinti si inserisce nell'ambito culturale di Francesco De Mura. Il Refettorio della Certosa ospita dal 1975, per volere del Soprintendente Raffaello Causa, un piccolo museo dedicato a Karl Wilhelm Diefenbach, pittore tedesco esponente della pittura simbolistica europea di fine Ottocento che soggiornò a Capri dal 1900 fino al 1913, anno della sua morte. Nel museo sono allestiti grandi dipinti dai soggetti più diversi (dalla natura e gli scorci capresi, alle figure femminili e mitologiche). Le tele sono 31, alcune anche di notevoli dimensioni, 5 le sculture in gesso ed un ritratto del pittore dipinto da Ettore Ximenes. Nel museo sono inoltre custodite le statue di epoca romana raffiguranti divinità marine rinvenute nei fondali della Grotta Azzurra nel 1964. Il Chiostro Grande di origine tardo-rinascimentale, con le dodici abitazioni per i monaci, costituisce la parte centrale del nucleo detto "casa alta", cioè lo spazio riservato alla clausura. Il Chiostro presenta archi a tutto sesto poggianti su robusti pilastri. Lungo il suo perimetro c'è un canale di raccolta delle acque piovane e, verso il fondo, un pozzo in pietra poggiante su di un'enorme cisterna visitabile. L'abitazione tipica del monaco è sostanzialmente composta di due stanze: la prima, detta Ave Maria, in cui era presente una statua della Vergine, era una sorta di stanza d'ingresso dalla quale si accedeva alla seconda e più importante stanza, detta Cubiculum, nella quale il religioso trascorreva gran parte della sua vita contemplativa. Ogni casa era poi circondata da un piccolo giardino. Oggi le sale perimetrali del Chiostro Grande ospitano la sede di un Liceo Classico. Situato a destra del Chiostro Grande, il Quarto del Priore, realizzato quasi certamente durante i lavori della prima metà del seicento insieme al quartiere dei magazzini e dei servizi, è l'abitazione della guida spirituale della comunità certosina, che vi risiedeva in un ritiro pressoché totale. L'appartamento, gode di una vista incomparabile direttamente sui Faraglioni: qui tutto, anche il giardino circondato da alte mura, era concepito per ispirare gioia e benessere e favorire il raccoglimento della preghiera.
Apertura al pubblico
Aperta tutti i giorni ad eccezione del lunedì;
Orario invernale: 9.00 - 14.00 (Domenica ore 13.00);
Orario estivo: 9.00 - fino al tramonto.
Ingresso libero
L'edificio comprende anche:
La Biblioteca comunale (aperta il martedì, il giovedì e il sabato dalle 17.00 alle 20.00).
Una collezione di dipinti di Diefenbach, pittore tedesco.
Un museo etnografico.
Dalla Redazione - Simone Cicchi
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