La Festa di Santa Maria del Soccorso
Mai, come in questo caso, una festa è legata a due nomi in particolare: il reverendo don Costanzo Serena, soprannominato dai suoi parrocchiani "sciabolone" per il suo naso aquilino e la Bella Carmelina", straordinaria "padrona di casa", ostessa-ballerina che al suono del tamburello si esibiva in danze scatenate. Il reverendo parroco , nel 1901, fece ristrutturare e ampliare quello che fu l'eremo di fra Giovanni del terzo Ordine Francescano, una struttura dei primi del '600 o, per quanto risulta dal manoscritto di Fabio Giordano, esistente già dal 1570, in quanto identificava l'odierno Monte Tiberio con "callis S. Leonardi et beatissime Marie". Fece inoltre erigere una colonna al di sopra della quale vi pose una statua dorata della Vergine con Bambino abbattuta negli anni '70 da un fulmine e sostituita con una in bronzo. La piccola chiesa la intitolò alla Madonna del Soccorso. La sua struttura si caratterizza per il tetto a volta tipico delle abitazioni isolane e dagli interni molto semplici con la presenza di un altare, una bella tela raffigurante la Beata Vergine Maria, un confessionale e la sagrestia storica dimora dell'eremita. Il sagrato affaccia sul panorama della Penisola Sorrentina e il Golfo di Napoli che di notte sembra una collana di perle con il suo viale illuminato. Nel giorno della nascita della Vergine, l'8 settembre, ne aveva istituito la festività. Da quel momento in poi gli abitanti del quartiere Tiberio, il più antico di Monte San Michele, si occuparono di organizzarne i festeggiamenti unendo sacro e profano, la festa in onore della Madonna con la sagra di Piedigrotta Tiberiana e della Maruzzella.
Arrivare in cima al Monte Tiberio - 'ncoppa a Tiberio - significa intraprendere un percorso impregnato di storia antica, recente e perenne con le sue bellezze naturalistiche. Si inizia percorrendo la macchia mediterranea che ricopre Sopramonte superata la quale la storia recente è testimoniata dalle Ville Moneta, Monetella e La Schiava con i viali colonnati e i pavimenti maiolicati dell'800. Si attraversa il parco comunale di Astarita che si affaccia con uno strapiombo pauroso sul mare profondo delle Bocche di Capri per arrivare alla "Passeggiata Archeologica" sulle rovine di Villa Jovis, fatta erigere nel 29 a.C. dall'Imperatore Tiberio, distrutta nel corso dei secoli principalmente a causa dell'incuria e riportate alla luce tra il 1932 e il 1935 da uno dei più illustri archeologi del Novecento Amedeo Maiuri. Ed è qui, nel luogo dove sorge la piccola chiesa dedicata a Santa Maria del Soccorso e le rovine di Villa Jovis, che si svolgono, unitamente, i festeggiamenti in onore della Madonna e quelli relativi al buon mangiare, buon bere e del divertimento chiamato Piedigrotta Tiberiana e Sagra della Maruzzella. Da quasi un secolo i tiberiani organizzano la festa tramandandosi di padre in figlio questa bella tradizione. La commemorazione inizia la mattina dell'8 settembre con il suono della campana della piccola chiesa che annuncia la prima delle diverse Eucarestie celebrate durante la giornata. Continua con la processione del Santissimo lungo il percorso archeologico e termina la sera con gli spettacolari fuochi d'artificio. Durante queste celebrazioni, in passato, molte coppie di fidanzati erano soliti mettere in atto un gesto molto significativo: quello di confermare il loro giuramento d'amore con la speranza di convolare a nozze entro l'anno. Accanto a queste celebrazioni liturgiche, tra le vie illuminate e inghirlandate del rione Tiberio, un percorso enogastronomico accompagna il forestiero e il tiberiano alla riscoperta degli antichi sapori dell'isola con la famosa Zuppa di Maruzze, dove i lenti gasteropodi vengono cucinati seguendo l'antica ricetta che solo loro conoscono e gelosamente custodiscono, accompagnato dall'immancabile musica fino a notte inoltrata con l'intervento di artisti tra i più noti.
Dalla Redazione - Simone Cicchi