Il Duomo di Sorrento

Il Duomo di Sorrento

Nel XVI secolo gli Ottomani del pascià Pialy- chiamati Saraceni dagli autoctoni - imperversavano nelle coste del Sud Italia e il 13 giugno 1558 attaccarono la penisola Sorrentina e a Sorrento portarono morte e distruzione. Risale a questa data la demolizione della Chiesa Madre e la successiva riedificazione da parte dell'Arcivescovo Giuseppe Pavesi (1558-1571) a causa dei gravissimi danneggiamenti subiti dall'edificio sacro provocati da questa invasione. Non rimane infatti alcuna (o rara) memoria della struttura originaria del Duomo né delle opere d'arte in esso contenute e che secondo autorevoli storici sembra risalire al IX - X secolo. Costruita dai benedettini inizialmente nell'antico eremo di San Renato, intorno al secolo X venne eretta all'interno delle mura urbane. Tuttavia la prima data certa che ne attesta la presenza è il 16 marzo 1113 anno in cui fu consacrata alla Vergine Maria e ai Santi Apostoli Filippo e Giacomo il minore dal Cardinale Riccardo de Albano. Insignita del titolo di Cattedrale la chiesa di San Renato - accreditato come primo o secondo vescovo della città, vissuto tra il VI e IX secolo, nella "Vita" di San Antonino Abate, dell'IX secolo, non gli viene dato questo titolo - nel corso dei secoli fu intitolata ai santi Felice e Bacolo. Nel 1210, con una solenne celebrazione, il Cardinale Pietro Capuano, dopo aver partecipato alla Quarta Crociata, donò le reliquie dell'Apostolo San Giacomo. È nei secoli successivi alla riedificazione che il Duomo ha preso l'aspetto odierno grazie agli interventi degli Arcivescovi di Sorrento Petra (1680-1699) e Anastasio (1699-1724) che ne mutarono decisamente l'aspetto. L'unico elemento rimasto, antecedente l'invasione Saracena, è il portale laterale- posto lungo Corso Italia e che in origine era il portale principale - del 1479. Sull'architrave sono rappresentati gli stemmi di Papa Sisto IV, del Re Ferrante d'Aragona e dell' Arcivescovo De Sanctis. La porta è finemente intarsiata con illustrazioni del "Credo" e dei momenti salienti della vita sorrentina come la visita di Giovanni Paolo II del 1992.


Situata nel cortile dell'Arcivescovado, la facciata della Chiesa, del 1924 - distrutta nel 1900 da un violento ciclone - è in stile neogotico con gli archi ogivali, i rosoni e il pronao a capanna con le colonne in marmo rosa, resti di un'antico tempio pagano, alla base delle quali c'è lo stemma dell'arcivescovo Brancaccio. Il portale principale è stato impreziosito nel 1989 con uno splendido lavoro di tarsìa sorrentina dai maestri Rocco, Stinga, Centro e D'Alessio. Nelle dodici formelle della porta sono rappresentati gli avvenimenti più importanti della vita civile e religiosa della comunità sorrentina come la venuta dell'apostolo Pietro, la testimonianza dei martiri sorrentini, i cinque Santi protettori della città - Antonino, Renato, Valerio, Bacolo e Attanasio -, il miracolo della balena attribuito a Sant'Antonino, la consacrazione del Cardinale de Albano, la donazione delle reliquie dei santi apostoli Filippo e Giacomo, l'invasione del 1538, il ricordo del Sinodo del 1657, la peste del 1656, la processione del 1837 in occasione dell'epidemia di colera, la permanenza di Pio IX del 1849, il ricordo del Concilio Vaticano II con gli arcivescovi Serena e il successore Pellecchia quest'ultimo ivi ritratto. Al di sopra del portale c'è l'immagine della Vergine Assunta in Cielo su di una nuvola in fondo dorato. La struttura complessiva è a croce latina con tre navate e colonne in simil-marmo. Appena entrati sulla destra c'è la Cappella del Battistero dove venne battezzato nel 1544 dall'Arcivescovo Coquerel Torquato Tasso secondo quanto attestato dalla biografia del poeta di G. Manso (1569-1645). Al suo interno c'è un frammento dell'altare dell'antica cattedrale del X secolo, delle formelle del 1340 attribuite ad Andrea Pisano raffiguranti Apostoli e Santi e un superbo bassorilievo del Redentore del 1522. In fondo alla navata c'è un altro reperto marmoreo di epoca medievale con leonessa rampante e sul retro l'immagine con il nome di un nobile (Marcus Titanius) . Sono del 1573 il trono arcivescovile realizzato con materiali diversi, dai marmi e colonne gialle antichi ai capitelli compositi, e il pulpito, posto di fronte, impreziosito da bassorilievi del Battesimo di Gesù e dallo stemma della famiglia Ammone che la commissionò. Proprio sotto il pulpito possiamo ammirare l'opera di Silvestro Buono "Madonna con Bambino tra i Santi Giovanni il Battista e l'Evangelista" del 1580. Altre tele di notevole pregio e realizzate tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo sono collocate sul soffitto del transetto che è interamente dipinto su tela con motivi floreali da Francesco Foncareccio. Due tele raffiguranti i Santi Filippo e Giacomo e un'altra l'Assunzione della Beata Vergine Maria sono di Giacomo del Po'. Altre tele raffigurano il "Martirio dei primi cristiani sorrentini Quinto, Quintilio, Quartilia Marco ed altri nove giovani" opera di Oronzo Malinconico e i Santi compatroni "Antonino, Renato, Bacolo, Valerio e Attanasio" realizzata da Nicola Malinconico. Due preziose tavole del quattrocento sono inoltre custodite all'interno della Cattedrale. Una ritrae l'immagine della Madonna detta della Purità e un'altra, attribuita senza certezze alla scuola senese, ritrae la "Natività". Nella Cappella del Santissimo Sacramento il Crocifisso ligneo che sovrasta un'altare con angeli, opera di Domenico Antonio Vaccaio della fine del '600, è del XV secolo.


Del 1938 è il coro ligneo decorato con la tecnica della tarsìa dai maestri Terminiello, Fiorentino, Esposito e Iaccarino. Cristo Re, la Madonna Assunta e Giovanni Battista sono attorniati dagli Apostoli, dai quattro santi sorrentini e dal protettore della città Sant'Antonino. A concludere questa esclusiva testimonianza dell'arte della tarsìa custodita nella Chiesa Madre, oltre alla porta principale e quella laterale, ricordiamo la "Via Crucis" realizzata nel 1985 dal maestro Paturzo e incorniciata dai fratelli Parlato che completano un percorso tematico sulla tarsìa sorrentina insieme al MuseoBottega della Tarsialignea, al Museo Correale di Terranova e al Chiostro del Convento di San Francesco che ospita i laboratori d'intarsio utilizzati dagli allievi del corso per intarsiatori dell'Istituto d'Arte "Francesco Grandi". All'uscita della Cattedrale di Sorrento possiamo ammirare il palazzo vescovile del 1500 e il caratteristico campanile: gli ultimi due piani e il raffinato orologio in maiolica colorata sono stati aggiunti nel '700 mentre il restante e la base sono probabilmente dell'XI secolo e sicuramente costruiti con materiali di epoca romana.

Dalla Redazione - Simone Cicchi



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