La Tarsia Sorrentina

La Tarsia Sorrentina

L'intarsio è l'arte di decorare il legno e consiste nel tagliare sottili lamine di legno di varia forma e colore che vengono poi accostati in modo da realizzare motivi ornamentali, disegni, figure ed immagini su varie superfici. L'effetto chiaro-scuro o colorato è dato dall'impiego di diversi legnami come arancio, limone, noce, ulivo, fico, nespolo, mogano, pero, ciliegio, quercia oppure dalla colorazione artificiale del legname. Recentemente, in seguito al disastro ambientale di Seveso, la fuoriuscita di diossina ha fatto assumere ai tronchi degli alberi una colorazione particolare. Un artista di Sorrento utilizza questi legni per realizzare dei prodotti unici. Nel ricomporre i disegni possono essere impiegati anche materiali diversi dal legno come metallo, madreperla, avorio, minerali, tartaruga.


L'arte dell'intarsio ha origini antichissime. Alcuni la fanno risalire addirittura alla civiltà egizia, circa 3000 anni fa. Dati certi sono che ad Alicarnasso, in Asia Minore, nel 350 a.C. con questa tecnica fu decorato in marmo il palazzo reale. In seguito fu ripresa dai greci che la utilizzarono per rivestire alcune statue di materiali preziosi e successivamente dai romani. In seguito ad un periodo "silente" in cui questa arte sembrava scomparsa, i monaci certosini, nel XII secolo, cominciarono ad eseguire intarsi lignei imitando i mosaici musulmani e la tradizione cosmatesca. Nel 1300-1400 tornò a diffondersi in Veneto e in Lombardia a motivo dei contatti commerciali con l'Oriente ed in seguito in Toscana. Nel 1500, dopo la suddivisione delle arti in maggiori e minori, l'intarsio venne relegato ad arte minore. Galileo Galilei la definì "un accostamento di legni di diversi colori". Non avendo dati storici certi, e volendo rifarsi alla tradizione popolare, a Sorrento sembra che già tra il V e il VI secolo i monaci benedettini del monastero di Sant'Agrippino utilizzarono questa tecnica decorativa utilizzando legno di noce, limone, arancio e ulivo. Quello che è certo è che a partire dalla seconda metà dell'ottocento l'arte della tarsia raggiunge il suo culmine nel territorio sorrentino e la Tarsia Sorrentina diventa, per la bellezza dei manufatti e la sua tecnica, rilevante a livello internazionale. I primi padri della Tarsia Sorrentina sono stati Luigi Gargiulo e Antonino Damora e la loro arte era così apprezzata che persino la casa Reale dei Borboni di Napoli, a metà Ottocento, invitò il Damora ad abbellire e restaurare i mobili della corte mentre il Gargiulo sviluppava la produzione al fine di andare incontro alle richieste dei turisti e creò quelli che oggi sono i prodotti caratteristici dell'artigianato: piccoli oggetti da tavolo come "cassettini", carillon, portagioie, scatole, cornici, scacchiere, ma anche tavoli, cassapanche, bauli e mobili.


La tecnica della Tarsia consiste nell'assemblare pezzetti di legno di varie tonalità di colore di spessore inferiore ad un millimetro e incollarli sull'oggetto che si vuole decorare. All'inizio le tonalità di colore erano ottenute impiegando le essenze di legno naturali e l'effetto chiaro-scuro era ottenuto praticando piccole incisioni che venivano riempite di stucco scuro. Successivamente si iniziarono a colorare i legni utilizzando varie modalità per ottenere effetti pittorici e riprodurre così i più svariati soggetti. L'arte della colorazione del legno era già conosciuta dai Persiani e dagli Egiziani ma a riprendere per primi tale tecnica furono, nel 1492, la famiglia veneta dei Canozi da Lendinara anche se il maestro più noto, citato anche dal Vasari, è fra Giovanni da Verona. La coloritura la si otteneva facendo bollire le essenze che venivano usate per la tarsia in misture colorate. La "ricetta" utilizzata per la preparazione di queste misture purtroppo non ci è pervenuta. Nel Settecento si ricorse allora all'ombreggiatura ottenuta adottando tre tecniche di colorazione: con acidi - poi abbandonato - con sabbia rovente e a bulino. Un altro tipo di tecnica di colorazione fu usata a metà Ottocento a Sorrento. L'utilizzo dell'acquerello, insieme a ritocchi con il bulino e l'impiego del pennino a china - quest'ultimo ripreso dai nizzardi e importato nella Terra delle Sirene da un non meglio identificato Giulio di Nizza - sull'essenza, per ottenere ombreggiature particolari o disegnare volti e fronde di alberi, caratterizzarono la produzione degli artigiani di Sorrento al punto che a questo tipo di tarsia venne assegnato il nome di "Sorrentina". Dall'Ottocento ad oggi queste tecniche sono state affinate e il lavoro viene eseguito da più figure come il disegnatore, l'intarsiatore, l'impiallicciatore, il ricacciatore e il lucidatore che termina l'opera verniciando con gomma lacca l'oggetto.


Da oltre due secoli la Tarsia Sorrentina è apprezzata in tutto il mondo. Nel 1999, per valorizzare sempre più la specificità e l'unicità di questa arte, è stato creato il Museobottega della Tarsialignea grazie all'amore per la tarsia dell'architetto Alessandro Fiorentino che nel 1989 acquistò il Palazzo settecentesco del barone Achille Pomarici Santomasi facendolo diventare la sede del museo. Quattro sono i piani espositivi. A piano terra possiamo ammirare oggetti e mobili decorati in stile contemporaneo, in quello ammezzato tutta la documentazione storica riguardante la tarsia con fotografie, stampe e quadri che dal 1300 arrivano a documentare il contesto storico in cui operarono i maestri dell'Ottocento, gli utensili e l'evoluzione dei materiali utilizzati. Al primo piano sono dedicate varie sezioni che vanno dai motivi ispiratori della tarsia sorrentina alle produzioni degli artigiani locali per arrivare alla sezione dedicata alla locale Scuola d'Arte applicata all'Intarsio (1886) con l'esposizione delle opere di Francesco Grandi, fondatore della Scuola, e Arturo Giudi. Al secondo piano sono esposte le opere dei più grandi intarsiatori sorrentini dell'Ottocento, da Damora ai Gargiulo fino a Michele di Grandville. Il Palazzo è anche sede della Scuola d'Arte applicata all'Intarsio ed ha lo scopo di riqualificare artisticamente la tarsia moderna organizzando corsi di formazione oltre ad offrire le proprie competenze nell'attribuire e nel restaurare opere importanti. Non solo esposizione ma anche produzione e promozione del valore artistico della tarsia lignea sono le linee programmatiche del Museobottega. Il Museobottega si trova in via San Nicola n° 28, nel centro storico di Sorrento, ed è aperto tutti i giorni escluso i festivi. Le visite di gruppo, previa prenotazione al numero 081-8771942, possono essere effettuate anche di domenica.


Altri magnifici esemplari dell'antica tarsia sorrentina dei Maestri Antonino Damora, Luigi e Giuseppe Gargiulo e Michele Grandville, donate nel 1937 dal Cavaliere Silvio Salvatore Gargiulo, possono essere ammirati presso il Museo Correale di Terranova ospitato nella Villa della nobile famiglia dei Correale di Sorrento. Tra le numerose opere esposte, come la raccolta di scatole e e scrigni che testimoniano l'abilità degli intarsiatori sorrentini nel creare veri e propri effetti pittorici, c'è il prezioso secretaire da lavoro, realizzato nel 1910 da Giuseppe Gargiulo, con funzioni di scrittoio con leggio, toletta, scatola da cucito e scacchiera. Qualche anno fa nel Chiostro di San Francesco venne allestita una mostra organizzata dall'Unione Artigiani Intarsio Sorrentino. In alcuni locali del convento sono allestiti i laboratori d'intarsio che vengono utilizzati dagli allievi del corso per intarsiatori dell'Istituto d'Arte "Francesco Grandi". Infine, volendo percorrere un'ideale percorso tematico sulla tarsia sorrentina, da non perdere sono i magnifici esemplari custoditi nella cattedrale sorrentina.

Dalla Redazione - Simone Cicchi

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